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Pensare è classificare

Riccardo Ridi

testo distribuito al corso di formazione "La classificazione" del Sistema bibliotecario di ateneo dell'Università Ca' Foscari, Venezia, settembre-dicembre 2001, col titolo "Introduzione al corso"


"As early as the mid-14th century the library of the Sorbonne listed nearly 2000 volumes. John (this was his only name), the librarian at the Sorbonne at this time arranged these 2000 volumes on benches according to subject (chained to the benches for preservation), and thus became the first known cataloger. That John recognized the problem of access and retrieval is indicated in a statement that he made to the effect that books, like jewelry, are of little use if they cannot be seen. Grouping things seems to be an almost compulsive drive of humans which continues to this day in many forms" [Summit 1992 p. 7]

La pulsione umana a raggruppare, ordinare, elencare, catalogare e classificare è probabilmente congenita. Come ogni vera passione, anche quella classificatoria è foriera di gioie e dolori autentici e estremi. "Le ineffabili gioie dell'enumerazione. L'idea che non esista nulla al mondo di così unico da non poter entrare in un elenco ha in sè qualcosa di esaltante e, allo stesso tempo, di terrificante" [Perec 1989 p. 149]. "C'è una vertigine tassonomica. Io la provo ogni volta che i miei occhi si posano su un indice della Classificazione Decimale Universale" [Perec 1989 p. 144].

Se il conatus enumerandi è vecchio quanto l'uomo, non è detto che esso venga soddisfatto sempre allo stesso modo. Metafisica e epistemologia, enciclopedie e sistemi di classificazione bibliotecari, cosmogonie e lingue universali, da sempre hanno risolto in infiniti modi diversi l'eterno dilemma su come ordinare il mondo, o almeno su come credere di averlo fatto. "È talmente forte la tentazione di distribuire il mondo intero secondo un unico codice! Una legge universale reggerebbe l'insieme dei fenomeni: due emisferi, cinque continenti, maschile e femminile, animale e vegetale, singolare plurale, destra sinistra, quattro stagioni, cinque sensi, cinque vocali, sette giorni, dodici mesi, ventisei lettere. Purtroppo non funziona, non ha neppure mai cominciato a funzionare, non funzionerà mai" [Perec 1989 p. 138].

L'immagine tipica della classificazione è quella, ben nota, di un albero che, partendo dal tronco e dividendosi in tanti rami, ci conduce dal generale al particolare, ovvero fino alle foglie più minuscole. Una immagine (e una struttura) ben diversa da quella di una banca dati o di un opac, meglio appresentabile con una griglia, percorribile ortogonalmente in ogni direzione.

sequence, tree, grid, web
Figura tratta da Brockmann - Horton - Brock 1989 p. 183


La griglia e l'albero, benchè diverse fra loro, sono due strutture intermedie tra il documento unilineare (con un inizio ed una fine) e l'ipertesto multilineare (di cui il World Wide Web è l'esempio più celebre), percorribile in mille modi, senza mai trovarne nè l'inizio nè la fine. Il testo lineare è il più semplice da percorrere, ma tale semplicità si paga con uno scarso potere espressivo e classificatorio mentre, all'altro estremo, l'elevatissimo potere espressivo/classificatorio dell'ipertesto si paga con una bassa prevedibilità e un elevato rischio di "perdersi". La griglia, l'albero, la banca dati, l'opac, stanno a metà strada.

Oggigiorno si parla tanto di "società dell'informazione" e sempre più persone si guadagnano da vivere creando, trattando, spostando e organizzando informazioni. Ma è impossibile organizzare l'informazione prescindendo dalla classificazione. Classificare significa, come diceva Borges, esercitare una funzione critica; significa individuare una sorta di punto di vista e esplicitarlo; significa dichiarare le regole del gioco e permettere a tutti di giocare a carte scoperte; significa tracciare una mappa per aiutare tutti a raggiungere il proprio obiettivo. Organizzare l'informazione significa classificare, e classificare è qualcosa di così importante che non può rimanere monopolio dei soli bibliotecari, che pure ne sono gli specialisti.

Alla fin fine pensare è classificare, come verrebbe voglia di rispondere alle "Domande" di Perec: "Pensare/classificare. Che cosa significa la barra di divisione? Che cosa mi si domanda, alla fine? Se penso prima di classificare? Se classifico prima di pensare? Come classifico ciò che penso? Come penso quando voglio classificare?" [Perec 1989 p. 137].

Citazioni

Brockmann, R. John - Horton, William - Brock, Kevin [1989] From database to hypertext via electronic publishing: an information odyssey, in The Society of text: hypertext, hypermedia, and the social construction of information, edited by Edward Barrett, Cambridge-London, The MIT Press, 1989, p. 162-205.

Perec, Georges [1989] Pensare/classificare, traduzione di Sergio Pautasso, Milano, Rizzoli.

Summit, Roger K. [1992] Online 2000 and beyond: where can we go?, in 13th national online meeting proceedings, compiled by Martha E. Williams, Medford, Learned information, p. 5-12.

 


Pensare è classificare / Riccardo Ridi = (ISKO Italia. Documenti) -- <http://www.iskoi.org/doc/pensare.htm> : 2006.10.10 -